
Alcuni chiarimenti
A parte qualche rara eccezione, per porre fine ad un matrimonio devi passare prima attraverso il procedimento di separazione, e poi attraverso quello di divorzio.
I procedimenti sono sostanzialmente uguali, ma hanno finalità diverse.
Con la separazione, i coniugi vengono autorizzati a vivere separati, ma
il vincolo del matrimonio permane, con tutta una serie di conseguenze: ad
esempio, non potrai risposarti, ed ancora, se viene a mancare tua moglie o
tuo marito, sarai
ancora suo erede.
E’ solo con il divorzio che cessa il vincolo di coniugio. Potrai, pertanto, contrarre nuove nozze, e verranno meno i reciproci diritti ereditari (salvo alcune eccezioni qualora venisse previsto un assegno di divorzio a favore di uno dei due).
A volte i clienti mi chiedono di fare il divorzio breve, convinti di sciogliere il matrimonio in un battibaleno.
In realtà non esiste un divorzio breve: si deve sempre passare prima per la separazione.
L’espressione “divorzio breve” è stata coniata solamente per riferirsi alla riforma legislativa che qualche anno fa ha ridotto i tempi necessari per giungere al divorzio una volta fatta la separazione. Forse ricorderai che una volta ci voleva un sacco di tempo, ben tre anni!
Ora non è più così: se fai una separazione consensuale, il termine per poter successivamente chiedere il divorzio è di soli sei mesi, mentre, se fai una separazione giudiziale, è di un anno.
Si può rimanere separati legalmente anche a vita. Non c’è alcun obbligo, dopo la separazione, di fare anche il divorzio. Conosco più di una coppia che ha deciso di separarsi, ma che non intende divorziare, quindi non c’è nulla di strano.
Per separarsi o divorziare non è necessario il consenso del coniuge.
E’ sufficiente la volontà di uno soltanto. L’altro potrà dire che “non concede” la separazione o il divorzio, ma in realtà nulla potrà fare per evitare l’una o l’altro.
No. Per la separazione consensuale o per il divorzio congiunto, non è necessario. Potreste rivolgervi entrambi allo stesso avvocato, con conseguente risparmio di spesa.
E’ priva di effetti giuridici. Se vivete sotto lo stesso tetto, ma da separati in casa, siete comunque vincolati a tutti i diritti ed obblighi derivanti dal matrimonio: fedeltà, coabitazione, collaborazione e contribuzione ai bisogni della famiglia, assistenza morale e materiale del coniuge e dei figli.
La separazione in casa, inoltre, non è sufficiente per poter divorziare perché per farlo devi inevitabilmente passare per la separazione legale.
I coniugi trovano un accordo scritto sui seguenti aspetti:
Con una separazione consensuale, inoltre, puoi regolamentare anche altri aspetti:
pensa, ad esempio, ad un trasferimento immobiliare, alla restituzione di un prestito fatto nel corso del matrimonio, all’uso delle autovetture della famiglia, a quello della casa di vacanza, tutte questioni che, se dovessi fare una separazione giudiziale, il Tribunale non potrebbe prendere in considerazione.
Altro vantaggio della separazione consensuale è la brevità del procedimento. Firmato l’accordo, e depositato, in poco tempo otterrai la separazione. E dopo soli sei mesi potrai chiedere il divorzio.
Se non si riesce a raggiungere un accordo, l’iniziativa di chiedere la separazione viene presa da uno soltanto dei coniugi mediante la cosiddetta “separazione giudiziale”.
Sarà il Giudice, dopo aver ascoltato le due campane, a disciplinare ogni aspetto inerente la gestione dei rapporti patrimoniali e personali tra coniugi.
E lo farà attraverso un procedimento lungo e dispendioso, inutile negarlo.
Per questo motivo, personalmente mi adopero fino all’impossibile per
raggiungere un accordo per una separazione consensuale.
Tuttavia, se sei
costretto a subire, o sei disposto a sostenere, i costi di una separazione
giudiziale -dove per “costi” non intendo solo quelli in termini di denaro,
ma di tempo, pazienza, energia, carattere- potrai far valere un diritto che
non ti viene riconosciuto se fai una separazione consensuale, e cioè
ottenere il cosiddetto “addebito” della separazione all’altro coniuge.
Il
classico e più ricorrente motivo di addebito della separazione è il
tradimento.
Attenzione però: se vuoi avere la soddisfazione di ottenere l’addebito per il tradimento subito, che poi non venga fuori in corso di causa che quando sei stato tradito erano quattro anni che tu e tua moglie o tu e tuo marito dormivate in camere separate perché non vi sopportavate da un pezzo. Per essere fonte di addebito, infatti, il tradimento deve essere la causa della crisi coniugale, e non la conseguenza di una crisi già conclamata.
Ma cosa serve l’addebito della separazione all’altro coniuge, oltre alla soddisfazione morale di avere una sentenza che dice che è colpa di tua moglie o di tuo marito se il matrimonio è andato a rotoli?
A questo:
E’ l’equivalente –successivo ed eventuale- della separazione consensuale: i coniugi trovano un accordo sulle stesse questioni già viste. L’accordo potrà replicare quello separativo se è trascorso poco tempo dalla separazione, ma potrà essere diverso se è trascorso più tempo o se la situazione che di fatto esisteva al momento della separazione si è modificata con il tempo.
Con il divorzio, il matrimonio finisce una volta per tutte e con lui i diritti ereditari, pertanto un buon divorzio è forse più importante di una buona separazione.
E’ l’equivalente della separazione giudiziale: lento e dispendioso, ma spesso necessario se molte cose sono cambiate dalla separazione e si fatica a trovare un accordo.
Da dove si inizia?
Vuoi chiedere la separazione a tua moglie o a tuo marito, ma non sai come fare. O meglio, siete in crisi da tempo, avete già parlato di separazione, ma brancolate tra dubbi e incertezze. Non hai il coraggio di fare il primo passo e temi la reazione dell’altro. Un amico o un’amica che si sono separati ti hanno detto che un bel giorno hanno ricevuta una fredda e informale lettera dell’avvocato della moglie o del marito con la richiesta di separazione, e l’effetto è stato devastante.
In effetti, a chi farebbe piacere ricevere una raccomandata di questo tipo non preannunciata? A nessuno dai.
Per questo motivo, se vieni da me per dirmi che vuoi separarti, ti chiedo se ne hai già parlato con il coniuge.
Probabilmente lo ha già fatto, e quindi il passo successivo che ti consiglierò di fare una volta tornato a casa, sarà di informare il partner che sei venuto da me per chiedermi come muoverti. Se c’è un minimo di dialogo con lui, ti suggerirò di proporgli se sarebbe disposto a recarsi da me insieme a te, per ascoltare le tue richieste e per valutare insieme anche le sue.
Se c’è la disponibilità del tuo coniuge a vederci insieme, bene. Se, invece, non te la senti di fargli questa proposta, o se, una volta che l’hai fatto, l’altro fa orecchie da mercante, allora l’unica alternativa sarà quella di mandargli la fatidica lettera dell’avvocato con la richiesta della separazione.
E poi che succede? E se riceve la lettera ma non risponde?
Ti assicuro che nella maggior parte dei casi, il coniuge che riceve la lettera dell’avvocato con la richiesta di separazione, si fa vivo. Potrà farsi vivo direttamente con me, ma normalmente si rivolgerà ad un altro avvocato e sarà quest’ultimo a prendere contatti con me per conoscere quali sono le tue richieste.
Da questo momento inizierà una vera e propria trattativa volta a trovare un accordo per una separazione consensuale.
Una volta raggiunto l’accordo, gli avvocati lo presenteranno al Tribunale competente perché fissi un’udienza alla quale tu e il tuo coniuge dovrete confermare l’intenzione di separarvi. Se all’udienza confermerete entrambi tale intenzione, nel giro di qualche giorno il Tribunale dichiarerà la separazione.
Per confermare l’intenzione di separarvi non dovrete recarvi in Tribunale, ma lo potrete fare tramite il vostro avvocato, il che è un indiscutibile vantaggio se non si ha alcuna voglia di rivedere l’ex.
Se, invece, non ci sarà verso di trovare alcun accordo, uno dei due - tendenzialmente chi ha manifestato l’intenzione di separarsi - dovrà presentare in Tribunale un ricorso giudiziale nei confronti dell’altro.
Anche in questo caso la prima cosa che farà il Tribunale sarà quella di fissare un’udienza in cui entrambi dovrete presenziare per dire la vostra, e dove il Giudice potrebbe cercare di farvi ragionare sull'opportunità di trovare un accordo. Se nemmeno in quest’udienza gli animi dovessero ricomporsi, allora il procedimento sarà tendenzialmente destinato a proseguire senza esclusione di colpi fino alla sentenza.
Se i coniugi riescono a trovare un accordo per la separazione (separazione consensuale) o il divorzio (divorzio congiunto), potranno ricorrere a tre tipi di procedimenti. L’avvocato saprà consigliare quello che fa al caso tuo, ma intanto ecco un’infarinatura.
1) Il primo procedimento è quello che ho descritto nel paragrafo precedente: una volta raggiunto l’accordo, lo si deposita in Tribunale, che fissa un’udienza "virtuale" in cui i coniugi dovranno essere presenti per confermare la volontà di separarsi o di divorziare. Normalmente, passa qualche mese tra il deposito del ricorso contenente l’accordo e la sentenza di separazione o divorzio.
2) Il secondo è la cosiddetta “negoziazione assistita da avvocati”,
e cioè un procedimento in cui potrai evitare di presentarti davanti al
Giudice per confermare le condizioni dell’accordo raggiunto. L’accordo
raggiunto verrà ratificato dalla Procura della Repubblica senza che tu e tua
moglie o tuo marito siate costretti ad incontrarvi in udienza. Firmerai
l’accordo nello studio del tuo avvocato, e in pochi
giorni avrai la
separazione o il divorzio.
3) Il terzo è il procedimento davanti all’Ufficiale di Stato Civile del Comune. Zero costi, a parte la marca da bollo, e zero avvocati. Lo scrivo contro il mio interesse, ma se non ci sono figli da mantenere, e vuoi sbrigare la faccenda in fretta, ti conviene rivolgerti al comune di residenza e chiedere i moduli per fare separazione o divorzio con questa modalità. In tal caso dovrai presentarti in Comune insieme al coniuge per due volte, ma i tempi per ottenere la separazione o il divorzio sono abbastanza ristretti.
©2021 Avvocato
Valentina Fantin - Via Venezia n. 90/A - 35131 Padova
Avvocato
divorzista Padova - Tel. 0498561383 - Email:
avv.valentinafantin@gmail.com