Avvocato Padova - Valentina Fantin

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Diritti di conviventi di fatto

Sono conviventi di fatto due persone maggiorenni, unite stabilmente da legami affettivi, di coppia e di reciproca assistenza morale e materiale, non vincolate da rapporti di parentela, affinità, adozione, da matrimonio o unione civile.

Questa è la definizione dei conviventi di fatto data dalla legge 76/2016, che ha introdotto la disciplina specifica delle convivenze di fatto e delle unioni civili.

Rimanendo nell’ambito delle convivenze di fatto, questa legge ha esteso ai conviventi una serie di diritti e doveri reciproci tipici del matrimonio, per cui anche i conviventi hanno l’obbligo della coabitazione, della reciproca assistenza morale e materiale e il dovere di contribuire alle esigenze della famiglia.

Non ha esteso alle convivenze anche l’obbligo di fedeltà, che rimane un obbligo tipico nascente dal matrimonio.

A differenza del matrimonio, perchè una convivenza di fatto rilevi giuridicamente non è necessario fare alcuna dichiarazione formale avanti all’ufficiale di stato civile. Perciò non dovrai recarti in Comune a dichiarare che convivi di fatto con il tuo o la tua partner perchè dal vostro rapporto discendano gli effetti giuridici della convivenza.

Diritti dei conviventi

La convivenza di fatto determina l’insorgere di alcuni diritti reciproci diritti oltre a quelli che ho scritto più sopra.

E se ci sono dei figli?

In tal caso le cose cambiano un po’.

Se i conviventi erano già “separati” pima del decesso del partner ed era già intervenuto un provvedimento del tribunale che assegnava la casa comune al convivente superstite per continuare a viverci con i figli, allora il diritto di rimanere nell’abitazione di comune residenza non sarà assoggettato ai limiti temporali di cui sopra. In tal caso, infatti, prevarranno le regole più favorevoli per i figli, e il convivente superstite potrà rimanere nella casa insieme ai figli fino al raggiungimento della loro indipendenza economica.

Se, invece, i conviventi non erano “separati” prima del decesso di uno dei due, e vi sono figli minori, il convivente superstite potrà continuare a rimanere nella casa che era dell’altro per un periodo minimo garantito di tre anni anziché due.
Lo stesso accade se la coppia ha un figlio disabile grave.

Fugo quindi ogni dubbio in merito alla domanda che mi viene rivolta spesso: ho diritto ad avere il mantenimento da parte del mio ex visto che abbiamo convissuto vent’anni, ho cresciuto io i nostri figli, e lui ha potuto lavorare e guadagnare più di me?

No!

Gli alimenti sono una cosa ben diversa dal mantenimento, e come ti ho spiegato puoi chiederli al tuo ex solo se:

Assistenza legale nelle convivenze di fatto

Cosa posso fare per te?

Contratto di convivenza

E’ l’accordo con cui i conviventi possono regolamentare nero su bianco gli aspetti economici della convivenza.

Possono, ad esempio, decidere di applicare il regime della comunione dei beni. O, ancora, possono mettere per iscritto le modalità di contribuzione ai bisogni della famiglia (ad esempio, uno paga le bollette e l’altro la spesa).

Possono anche regolamentare i rapporti economici per il caso della fine della convivenza.

Perché il contratto di convivenza abbia valore giuridico, è necessario che sia fatto per iscritto mediante atto pubblico, e quindi dal notaio, o scrittura privata autenticata dal notaio o dall’avvocato. E perché sia valido anche nei confronti dei terzi, deve essere trasmesso al Comune di residenza dei conviventi.

Affidamento dei figli e assegnazione della casa di comune residenza

In presenza di figli minori o maggiorenni non economicamente autosufficienti, se il rapporto sentimentale finisce e la coppia decide di “separarsi”, occorre disciplinare le questioni relative all’affidamento dei figli, al collocamento e mantenimento e ai tempi di permanenza dei genitori, oltre che la questione dell’assegnazione della casa familiare.

Ebbene, nel momento della “separazione” dei conviventi, i loro figli hanno le medesime forme di tutela dei figli nati da genitori sposati, non cambia niente.

Dovrà quindi decidersi chi avrà l’affidamento dei figli minori, presso quale genitore i figli avranno la residenza anagrafica, come contribuire al loro mantenimento, e a quale dei due ex conviventi verrà assegnata la casa comune per rimanere a viverci insieme ai figli.

E qui, salvo che siate d’accordo su tutto, vi consiglio vivamente di ricorrere all’assistenza legale.

Questioni patrimoniali su beni immobili

Anche qua il problema si pone quando la convivenza finisce.

Avete comprato la casa insieme e avete fatto un mutuo cointestato, ma l’hai pagato solo tu.

O, ancora, la casa è del tuo ex, ma tu hai pagato una ristrutturazione a adesso lui se la gode senza di te.

Vuoi sapere se puoi chiedergli i soldi del mutuo o della ristrutturazione.

Ogni caso è a sé e va valutato con attenzione. Ad esempio, se è vero che tu hai pagato il mutuo anche per lui, magari lui ha sempre pagato le bollette anche per te.

In tal caso sei sicuro di poter pretendere i tuoi soldi? La risposta è no. Dobbiamo parlarne.

Ecco perché in questi casi non è solo opportuno, ma necessario che vi rivolgiate ad un legale.

Ordini di protezione contro gli abusi familiari

Anche il convivente di fatto ha il diritto di ottenere l’allontanamento dell’altro qualora questi diventi violento, aggressivo, o anche solo particolarmente molesto.

Accade spesso che quando una relazione finisce, si giunga a farsi dispetti inenarrabili, ma se questi dispetti arrivano a ledere l’integrità fisica o morale o la libertà, allora il convivente che sta subendo le angherie può ottenere un provvedimento giudiziario per allontanare l’altro dalla casa e vietargli di ritornarvi.

La questione è molto delicata, specialmente quando si parla di violenze fisiche, e perché questa forma di tutela sia effettiva, ma soprattutto immediata, è necessario rivolgersi ad un legale qualificato.

 

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