Avvocato Padova - Valentina Fantin

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Amministrazione di sostegno


Il mio studio presta consulenza ed assistenza in tutte le questioni relative all’amministrazione di sostegno:

Ma che cos’è l’amministrazione di sostegno? Come si diventa amministratore di sostegno? Chi è e cosa fa l’amministratore di sostegno?

Cos’è l’amministrazione di sostegno

E’ una misura di aiuto delle persone che, per l’età o per disabilità fisiche o psichiche, si trovano in una condizione di fragilità, anche temporanea, e non sono in grado di attendere da sole e in autonomia a tutti i propri interessi.

Pensa, ad esempio, alla persona anziana affetta da morbo di Alzheimer che non è più in grado di badare a sé stessa senza l’aiuto di qualcuno, e che ha bisogno di assistenza domiciliare o di essere inserita in una casa di riposo.

Mi dirai che ci sono i suoi familiari a prendersi cura di lei, a ritirare la sua pensione, a trovare una badante, ad impiegare la pensione per pagare la badante, a richiedere l’indennità di accompagnamento.

Ebbene, nella maggior parte dei casi è così, ma a volte l’anziano non ha alcun parente che si prende cura di lui, o magari non è disposto a farlo.

Pensa, ancora, alle persone affette da una patologia psichica, ai portatori di handicap gravi o lievi, alle persone vittime di ludopatie o dipendenze da alcool o da droghe, ecc.

In tutti questi casi, il soggetto bisognoso può beneficiare di un amministratore di sostegno, e cioè di un soggetto nominato dal Giudice Tutelare che viene incaricato di fare i suoi interessi, occupandosi sia della cura della sua persona, sia dei suoi interessi patrimoniali.

Il tutto sotto il controllo del Giudice.

Come diventare amministratore di sostegno di un soggetto fragile

Chiunque può diventare amministratore di sostegno di una persona fragile. Non si tratta di una professione, non serve un titolo, e nemmeno un corso specifico.

Deve trattarsi, però, di una persona idonea a rivestire l’incarico e in grado di farlo, e a valutare che lo sia sarà il Giudice che esaminerà la domanda.

Nella maggior parte dei casi, a fungere da amministratore di sostegno è un familiare della persona bisognosa, in altri casi una persona di fiducia anche non familiare, e in altri ancora un soggetto completamente estraneo.

Dipende dalla situazione specifica, e per capire esattamente da cosa dipenda che ad essere amministratore di sostegno sia un parente o meno, occorre farsi un’idea di come viene nominato l’amministratore di sostegno in favore del soggetto fragile.

Chi puo’ chiedere la nomina di un amministratore di sostegno

Appurato che un soggetto non è in grado di attendere da solo alle proprie necessità, la domanda per la nomina di un amministratore di sostegno in suo favore, può essere proposta solo da alcuni soggetti:

E’ necessario rivolgersi all’avvocato?

No, non è necessario.

L’assistenza dell’avvocato è facoltativa, e dunque la domanda per la nomina di un amministratore di sostegno può essere redatta e presentata personalmente da uno dei soggetti che ho elencato sopra.

Dove e come presentare la domanda

La domanda va presentata all’apposita cancelleria del tribunale, e viene esaminata dal Giudice Tutelare.

E’ competente il tribunale del luogo in cui il soggetto bisognoso (cosiddetto beneficiario) vive abitualmente.

Nella domanda occorre spiegare i motivi per cui si ritiene necessaria la nomina di un amministratore di sostegno, producendo, ad esempio, la documentazione medico-sanitaria attestante le patologie fisiche o psichiche o le altre problematiche da cui è affetto il soggetto interessato.

Una volta depositata la domanda, il Giudice Tutelare convoca davanti a sé, in un’apposita udienza, sia il beneficiario sia la persona o l’ente che l’ha presentata.

Dispone, inoltre, che la domanda e la data di convocazione vengano portate a conoscenza anche di alcuni parenti del beneficiario, che hanno il diritto di dire la propria opinione sulla necessità o meno di un amministratore di sostegno.

Il compito del Giudice Tutelare è anzitutto quello di verificare la sussistenza della condizione di fragilità della persona, che costituisce il presupposto per la nomina dell’amministratore di sostegno.

Il diretto interessato, dunque, dev’essere sempre ascoltato da parte del Giudice, eccetto i casi in cui le sue condizioni psico-fisiche non consentano l’audizione.

Se verifica che vi sono i presupposti, il Giudice Tutelare nomina l’amministratore di sostegno.

La nomina può essere a tempo indeterminato, come nel caso di persona anziana malata di Alzheimer, o per un tempo determinato, come nel caso di persona gravemente inferma in seguito ad un incidente, ma che abbia prevedibili possibilità di recupero e ritorno alla normalità.

Chi viene nominato amministratore di sostegno

Se possibile, una persona eventualmente indicata dal beneficiario stesso, o comunque individuata all’interno della sua cerchia familiare e disponibile ad assumere l’incarico.

Se non vi sono parenti, o se nessun parente è disponibile a diventare amministratore di sostegno, o se i parenti non sono d’accordo sulla persona che dovrà essere amministratore di sostegno, il Giudice Tutelare nomina una persona estranea alla famiglia.

Questa persona verrà scelta tra professionisti di fiducia del Giudice, spesso avvocati.

Alcuni tribunali si sono dotati di un elenco, tenuto dall’Ordine degli Avvocati del luogo, in cui sono contenuti i nominativi dei professionisti disponibili a rivestire l’incarico di amministratore di sostegno.

Una volta individuato chi sarà l’amministratore di sostegno, questi dovrà prestare giuramento davanti al Giudice Tutelare di adempiere ai suoi compiti con attenzione e lealtà, nel rispetto dei doveri e dei poteri che derivano dall’incarico conferito.

Cosa fa l’amministratore di sostegno

E’ il Giudice Tutelare a stabilire in modo dettagliato per quali specifici atti l’amministratore rappresenta o assiste la persona interessata.
I suoi compiti sono indicati nel provvedimento di nomina.

Si tratta di un decreto, e rappresenta il vademecum dell’amministratore di sostegno, perchè in esso è previsto quali sono i suoi doveri e i suoi poteri.

Il decreto viene calibrato, infatti, in base alla condizione in cui si trova il beneficiario e alle sue esigenze.

Se è una persona completamente incapace di provvedere alle proprie necessità, i compiti dell’amministratore di sostegno saranno molto ampi.

Se, invece, è in grado di svolgere da sola alcune incombenze, i compiti dell’amministratore di sostegno saranno più limitati.
Le sue funzioni andranno dalle attività relative alla cura della persona alle incombenze di carattere economico.

Pensa, ad esempio, tra le varie incombenze, al reclutamento di una badante, all’inserimento in una casa di riposo, alla tenuta dei rapporti con gli enti previdenziali e con gli istituti di credito, alla gestione di immobili di proprietà.

Tutto tenendo a mente il suo dovere principale: comprendere i bisogni dell’assistito e farvi fronte.

Salvo i caso in cui il beneficiario sia privo di capacità di discernimento, l’amministratore di sostegno ha l’obbligo di consultarlo sempre sulle scelte e gli atti da compiere, e qualora vi sia dissenso, deve avvisare il Giudice.

Il Giudice Tutelare, infatti, permane come punto di riferimento per dirimere ogni questione dovesse insorgere nel corso dell’incarico, e non solo, ha molti altri compiti.

Intanto, autorizza l’amministratore di sostegno a compiere quegli atti che hanno carattere di straordinarietà.

Ad esempio, se si pone la necessità di porre in vendita un immobile del beneficiario, l’amministratore di sostegno dovrà farsi autorizzare da parte del Giudice.

Ed ancora, qualora il beneficiario venisse chiamato a ricevere un’eredità, sarà necessaria l’autorizzazione del Giudice Tutelare.

Il Giudice, poi, controlla anche la correttezza dell’operato dell’amministratore di sostegno.

Questi deve, infatti, rendere conto per iscritto del proprio operato periodicamente al Giudice, il quale approverà il rendiconto se non ravviserà irregolarità di sorta.

La revoca dell’amministrazione di sostegno e la sostituzione dell’amministratore di sostegno

Sia il beneficiario, sia i suoi familiari, possono chiedere in ogni momento la revoca dell’amministrazione di sostegno.

E’ necessario, chiaramente, che si venuta meno la condizione di fragilità che era stata motivo della nomina.

Pensa al caso della persona tossicodipendente che riesce a disintossicarsi dagli stupefacenti e a tornare alla vita normale.

Inoltre, in certi casi e a determinate condizioni, è possibile richiedere la sostituzione della persona dell’amministratore di sostegno con altro soggetto.

Il ruolo di un avvocato esperto

Ho scritto che per presentare una domanda di nomina di un amministratore di sostegno l’assistenza dell’avvocato è facoltativa.
Puoi redigerla da solo, allegare i documenti che servono per dimostrare le ragioni della richiesta, e portarla nella cancelleria del Giudice Tutelare del tribunale competente.

Se vai a guardare il sito internet di ogni tribunale, potrai leggere tutte le istruzioni per arrangiarti.

In genere saranno queste:

E’ tutto chiaro?

Non credo proprio. Non lo è affatto.

Ed è uno dei motivi per cui, pur essendo facoltativa l’assistenza dell’avvocato, te la consiglio vivamente.

Non di un avvocato qualsiasi tra l’altro, ma di un avvocato che si occupi di amministrazioni di sostegno.

Ci sono altri motivi, oltre alla farraginosità della procedura di avvio, per cui ti consiglio di farti assistere da un avvocato esperto.

Pensa al caso in cui tu, in buona fede, sei assolutamente convinto che un tuo caro necessiti di un amministratore di sostegno per alcuni problemi psichici non così evidenti.

Fai la tua domanda e arriva il giorno dell’udienza.

Il tuo caro si presenta bello come il sole e pienamente in grado di reggere alle domande del Giudice Tutelare, che ad un certo punto ti guarda negli occhi e ti dice “mi perdoni, signor Tizio, ma a me non sembra che il signor Caio fatichi a comprendere le cose come ha scritto nella sua domanda, o necessiti di un qualche aiuto”.

Tu sai benissimo che ogni tanto il tuo caro ha degli sprazzi di lucidità, e che quel mattino è proprio uno di quei momenti. Sai anche, però, che il giorno dopo i suoi problemi si ripresenteranno pesantemente.

Ma come far capire al Giudice la situazione?

Sei sicuro di avere allegato alla domanda tutti i documenti giusti che attestano la malattia psichica del tuo caro?

Perché in tal caso il Giudice Tutelare potrebbe disporre una c.t.u. psichiatrica.

Verifichi e bene, li hai allegati e il Giudice dispone la c.t.u.

Lo sai che cos’è questa c.t.u.?

Chi ti spiega cosa succede dopo? Come va avanti il procedimento? Che piega può prendere?

Credo che sia chiaro che avere accanto un avvocato di fiducia in questo momento farebbe la differenza.

Per non parlare dei momenti successivi. Mi spiego meglio.

La tua domanda di nomina è stata accolta e sei diventato amministratore di sostegno di tuo fratello.

Dopo qualche tempo, ricevi la telefonata di un notaio che ti convoca nel suo studio perché deve leggerti il testamento di una vecchia zia che è deceduta lasciando a te e tuo fratello una cospicua eredità. C’è anche un appartamento.

Ti rechi dal notaio insieme a tuo fratello e viene fuori che sei il suo amministratore di sostegno.

A questo punto il notaio ti dice che tuo fratello è costretto ad accettare l’eredità con beneficio d’inventario.
Ti domandi che cosa significhi e il notaio, dopo avertelo spiegato, ti dice anche che prima devi anche farti autorizzare dal Giudice Tutelare ad accettare l’eredità.

Che tu debba farti autorizzare dal Giudice ad accettare l’eredità è pacifico, ma sei proprio sicuro che tuo fratello debba accettarla con il beneficio d’inventario?

Se hai la certezza che la zia non aveva alcun debito, perché non chiedere di essere autorizzato ad accettare l’eredità puramente e semplicemente anziché con il beneficio d’inventario che poi ti crea un sacco di rogne?

Quali rogne ti chiederai…

Ecco, secondo te chi può spiegarti che cosa significa tutto questo? Chi può aiutarti a predisporre la domanda di autorizzazione?
Il tuo avvocato.

Pensa, poi, se decidi che l’appartamento che vi ha lasciato la zia deve essere venduto per pagare le cure di cui abbisogna tuo fratello.
Trovi l’acquirente e fai il preliminare.

Arrivi al rogito, e quando sei dal notaio dell’acquirente viene fuori che sei l’amministratore di sostegno di tuo fratello, e che l’eredità è stata accettata con il beneficio d’inventario.

E’ un vero disastro.

Non puoi fare l’atto perché prima devi farti autorizzare alla vendita da parte del tribunale, previo parere del Giudice Tutelare. E ci vorrà un bel po’ di tempo.

Il rogito slitta e l’acquirente s’imbufalisce. Se ti va bene s’imbufalisce e basta e rinviate il rogito. Se ti va male, ti chiede in restituzione il doppio della caparra.

Ribadisco. Se prima fossi andato dal tuo avvocato, tutto questo si sarebbe potuto evitare.

Ciò detto, credo sia molto chiaro, ora, che il fai da te non è consigliabile.

Considerata la delicatezza della materia, e la rilevanza dei compiti che vengono svolti dall’amministratore di sostegno, è di fondamentale importanza contare sui consigli e sull’assistenza di un avvocato esperto in questo ambito specifico.

 

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